28 Gen 2010 - 13:22:30
Cari amici,
uno che quando avevo la vostra età andava forte, scriveva: "Gli oppressi ragionano male". Ecco, si avvicinano le elezioni regionali e non vorrei che, anche stavolta, si ragionasse malissimo.
Non entro nel ginepraio delle divisioni politiche del movimento lgbt e non mi ricordo più che altro, dal quale mi tengo per scelta accuratamente fuori. Mi concentro su un punto: fra circa 60 giorni in questa regione si vota per il governo della Regione. Il candidato del centro sinistra, per la prima volta in questo paese, è Emma Bonino. Cioè un leader internazionalmente riconosciuto delle lotte per i diritti civili: no, non parlo solo di quelle italiane, ma del Burqa, delle mutilazioni genitali femminili, la libertà di rifiutare l'accanimento terapeutico (a proposito, è una libertà che ci hanno appena tolto).
E' che vi vedo distratti. Anche un po' separatisti. Ci sono persone impegnate in lotte disperate che "somigliano" a quelle radicali degli anni passati nelle loro forme, il digiuno. Ma sono disperate perché non hanno, della non violenza, l'elemento del dialogo col potere. Rischiano di morire nel silenzio. Del resto con chi dialoga il movimento dei diritti dei gay in Italia? Con nessuno. Si possono riempire piazze di grandi folle, com'è successo, ed essere maledettamente soli.
Ecco perché vorrei chiedervi di pensarci. Al fatto che bisogna dare una mano ad Emma Bonino per la sua elezione. Per farlo è necessario mescolarsi con le pesti radicali - hanno caratteri di difficilissima sopportazione ma è un calice che si può bere - e provare a far vincere questa candidatura sul terreno del dialogo.
Vedete, proprio perché gli oppressi pensano male, in questi anni sui palchi di certe manifestazioni si sono sentiti urli e insulti. Certo c'è da urlare, insultare, essere indignati davanti a piccoli soprusi quotidiani che si mascherano per di più. Ma l'urlo non porta voti, a meno che non sia l'urlo del potere. L'insulto non crea amici, a meno di non essere insulto di clan. L'urlo è solo un grido di sofferenza.
La candidatura della Bonino può vincere se non diventa il manganello anticlericale che qualcuno vorrebbe. Se impone la presenza di parole e di immagine della candidata in televisione. Dove è evidente, la amano poco, a partire dai conduttori "di sinistra", bòni quelli. Se riesce a farsi ascoltare fuori dagli schieramenti di partito puri e semplici e se passa nei media. Ragazzi qui c'è un muro da sgretolare: non è vero che è facile. Sono al lavoro palazzinari e preti, partiti e notabili, apparati e funzionari. E da questa parte: niente.
Si può provare a dialogare con chi voterà e ha sempre votato in un altro modo. In fin dei conti gay e lesbiche sono costretti a questo fin dall'inizio della loro vita consapevole: quando debbono dire a madri padri figli fratelli sorelle di cosa è fatta la loro vita quotidiana. E debbono così scalare l'effetto rifiuto. Sono parole che, dette con serenità, possono cambiare il mondo. La serenità che manca da anni, perché l'isolamento politico l' ha spazzata via.
Oggi quell'isolamento, all'improvviso, è venuto meno. E' bastato che il nome di Emma Bonino apparisse accanto a quello del Pd perché "tutto fosse illuminato". Ma se poi si perde, gli sconfitti di adesso torneranno al gioco delle oligarchie e della corsa al centro, dell'isolamento dei "laicisti" e della "distruzione della famiglia".
Si tratta di dimostrargli che si può convincere "gli altri" senza dover necessariamente mettere in lista cilici e altri orpelli da diavoli. Si può vincere senza svendere. L'Italia, voi lo sapete, è piena di mamme e di padri, di figli e fratelli, pronti a capire. Si tratta di fare per 60 giorni, e magari dopo, una politica non separatista. Non omosessualista.
La diamo una mano ad Emma?
p.s.
non metto tag personali, perché mi sembrano una forma di prevaricazione verso persone di cui non si è chiesto il consenso alla loro associazione al tema. Ma chi di dovere leggerà e saprà ridiffondere, lo credo.
Vittorio Zambardino
uno che quando avevo la vostra età andava forte, scriveva: "Gli oppressi ragionano male". Ecco, si avvicinano le elezioni regionali e non vorrei che, anche stavolta, si ragionasse malissimo.
Non entro nel ginepraio delle divisioni politiche del movimento lgbt e non mi ricordo più che altro, dal quale mi tengo per scelta accuratamente fuori. Mi concentro su un punto: fra circa 60 giorni in questa regione si vota per il governo della Regione. Il candidato del centro sinistra, per la prima volta in questo paese, è Emma Bonino. Cioè un leader internazionalmente riconosciuto delle lotte per i diritti civili: no, non parlo solo di quelle italiane, ma del Burqa, delle mutilazioni genitali femminili, la libertà di rifiutare l'accanimento terapeutico (a proposito, è una libertà che ci hanno appena tolto).
E' che vi vedo distratti. Anche un po' separatisti. Ci sono persone impegnate in lotte disperate che "somigliano" a quelle radicali degli anni passati nelle loro forme, il digiuno. Ma sono disperate perché non hanno, della non violenza, l'elemento del dialogo col potere. Rischiano di morire nel silenzio. Del resto con chi dialoga il movimento dei diritti dei gay in Italia? Con nessuno. Si possono riempire piazze di grandi folle, com'è successo, ed essere maledettamente soli.
Ecco perché vorrei chiedervi di pensarci. Al fatto che bisogna dare una mano ad Emma Bonino per la sua elezione. Per farlo è necessario mescolarsi con le pesti radicali - hanno caratteri di difficilissima sopportazione ma è un calice che si può bere - e provare a far vincere questa candidatura sul terreno del dialogo.
Vedete, proprio perché gli oppressi pensano male, in questi anni sui palchi di certe manifestazioni si sono sentiti urli e insulti. Certo c'è da urlare, insultare, essere indignati davanti a piccoli soprusi quotidiani che si mascherano per di più. Ma l'urlo non porta voti, a meno che non sia l'urlo del potere. L'insulto non crea amici, a meno di non essere insulto di clan. L'urlo è solo un grido di sofferenza.
La candidatura della Bonino può vincere se non diventa il manganello anticlericale che qualcuno vorrebbe. Se impone la presenza di parole e di immagine della candidata in televisione. Dove è evidente, la amano poco, a partire dai conduttori "di sinistra", bòni quelli. Se riesce a farsi ascoltare fuori dagli schieramenti di partito puri e semplici e se passa nei media. Ragazzi qui c'è un muro da sgretolare: non è vero che è facile. Sono al lavoro palazzinari e preti, partiti e notabili, apparati e funzionari. E da questa parte: niente.
Si può provare a dialogare con chi voterà e ha sempre votato in un altro modo. In fin dei conti gay e lesbiche sono costretti a questo fin dall'inizio della loro vita consapevole: quando debbono dire a madri padri figli fratelli sorelle di cosa è fatta la loro vita quotidiana. E debbono così scalare l'effetto rifiuto. Sono parole che, dette con serenità, possono cambiare il mondo. La serenità che manca da anni, perché l'isolamento politico l' ha spazzata via.
Oggi quell'isolamento, all'improvviso, è venuto meno. E' bastato che il nome di Emma Bonino apparisse accanto a quello del Pd perché "tutto fosse illuminato". Ma se poi si perde, gli sconfitti di adesso torneranno al gioco delle oligarchie e della corsa al centro, dell'isolamento dei "laicisti" e della "distruzione della famiglia".
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