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Prove tecniche di dialogo. Che cosa direi io al candidato Presidente Rossi su CIE e dintorni
05 Feb 2010 - 23:26:29
Ha fatto scalpore la proposta di Enrico Rossi di aprire anche in Toscana un Centro Identificazione Espulsione per migranti. Una proposta che subito è apparsa curiosa perché, come noto, sul tema non c'è alcuna competenza regionale, e perché contrastante con lettera e spirito della legge regionale sull'immigrazione, di segno totalmente opposto. La legge Bossi Fini, madre di tutte le clandestinità, ha bisogno di quei Centri, che l'esperienza ci dice essere altro che lager dove la perdita dei diritti, la desolazione e l'emarginazione regnano sovrane. Del resto, come potrebbe non essere, se quei centri hanno come funzione la detenzione, udite bene, di chi non ha commesso reati, e se questa detenzione può durare, con i nuovi aggiornamenti di marca leghista, fino a 180 giorni (sei mesi).  E' possibile un altro modo di gestione di questi Centri? Non è una domanda di poco conto. Potremmo seguire anche il candidato Presidente sulla strada di spendere la credibilità, ed anche l'esperienza riformatrice, di una Regione, come quella Toscana, che fa festa il giorno anniversario della abolizione della pena di morte, e tener conto anche che non dobbiamo chiudere gli occhi rispetto al fatto che oggi, se un immigrato clandestino abitante in Toscana viene fermato dalla polizia, la sua destinazione diventa il Centro-lager di Ponte Galeria (mai nome più adatto) vicino Roma di cui si trova in Rete un eloquente video reportage. L'idea, assolutamente condivisibile, "nessun lager in Toscana" ha il risvolto negativo che se ci si limita a dire questo, certo ci si salva l’anima, ma avremo come conseguenza la deportazione dell'immigrato fuori regione.  Ma non ci si può dimenticare che se volessimo mettere in campo la nostra Regione per un altro possibile modo di gestire questi centri, l'ostacolo che subito incontreremmo è la legge nazionale, Bossi Fini e affini, che mette inevitabilmente questi centri sotto il controllo del Governo e del Ministero apposito. Quello che la Regione Toscana può fare è lanciare una sfida al Governo invitandolo ad inserire competenze regionali nella direzione (questo importante) e non solo nella gestione dei Centri. Anche se un immigrato ha come sorte di essere espulso è meglio se ha quel sostegno sociale e umano che circola nella legge toscana sull'immigrazione (e mi sia consentito anche nella sua cultura umana e civile, oltre che politica), che possa imparare l'italiano, un lavoro, che gli sia garantita l'osservanza della sua cultura e della sua tradizione. Meglio ancora, ma questo è assolutamente ovvio, che non sia espulso, ma trovi in questa Italia (ahimè sempre più virata verso il razzismo) la applicazione dei "principi di eguaglianza e di pari opportunità" che la legge toscana prescrive. Occorre però per questo una vera svolta di cultura e di politica, la abrogazione della Bossi Fini, la restituzione a più consone e socialmente utili occupazioni di quella parte di ceto politico che soffiando sul fuoco della xenofobia si è costruita lucrose carriere.  Il candidato Presidente è però andato molto vicino ad un aspetto del problema, ma poi non lo ha messo a fuoco, malgrado la sua nota sensibilità per il tema. Parlo dei detenuti stranieri nelle carceri italiane. Prima una doverosa precisazione: rompiamo anche nella nostra mente ogni connessione tra immigrazione e criminalità: ci sono statistiche molto eloquenti in giro, basta spengere la Tv e cercarle in Rete o sulla stampa. Ma detto questo, non nascondiamoci che una parte della popolazione carceraria, in quella che altro non è che una "discarica sociale", è composta da detenuti stranieri, e per loro la condizione è umanamente ed esistenzialmente più triste e difficile, se mai è possibile, di quella dei detenuti italiani, che pur vivono la situazione più difficile di questi ultimi decenni, a causa del sovraffollamento.  Per la popolazione detenuta la Regione non ha competenze, che sono tutte del Ministro di Grazia e Giustizia (un certo Angelino Alfano, ma solo nei momenti liberi dalla redazione di "lodi" ed altra normativa volta ad evitare ad una sola persona conseguenze di tipo penale). Però può mettere in campo le sue proposte, che sono quelle di intervenire nell'infracarcerario, termine bruttissimo che però indica una cosa molto bella, e cioè che la condizione del detenuto può essere migliorata e la sua (potenziale) recidiva prevenuta con interventi di formazione, sociali, di mediazione culturale e quant'altro, che sono tra l'altro nel dna delle culture della nostra Regione. Ulteriori dettagli si trovano nel programma di Sel toscana.  Per i detenuti stranieri la situazione è peggiore di quella dei detenuti italiani perché non possono accedere ai benefici della cd legislazione premiale, sulla scia della legge Gozzini (guarda caso, un toscano). Non possono accedere agli arresti domiciliari, perché spesso non hanno domicilio; né ai permessi premio, se hanno la famiglia fuori d'Italia; e nemmeno alla semilibertà, perchè non hanno un lavoro. Per loro tutto è più difficile (sono debitore per tutte queste informazioni ed altre alla tesi di laurea magistrale della dott,ssa Anna Petrocelli, assistente sociale con esperienza sul campo, appena discussa nella mia Facoltà).  Se la Regione istituisse residenze per detenuti (stranieri ed italiani) dove poter rimanere agli arresti domiciliari, corsi di formazione per i quali ottenere la semilibertà, corsi di lingua centrati sulla mediazione culturale per chi comunque dovesse non usufruire per qualsiasi motivo della legislazione premiale, avremmo tutti fatto un passo avanti. E con le residenze per arresti domiciliari avremmo contribuito, sia pur di poco, ad alleviare quel sovraffollamento che il sig. Angelino di cui sopra dice di voler superare con nuove carceri sperando che nessuno faccia notare che per fare carceri nuove, supposto che quella sia la soluzione, occorrono almeno dieci anni.  Ragionare in questi termini, cioè nei termini di politiche pubbliche concrete e monitorabili, ci consente di evitare che ogni questione diventi una sorta di bandiera e le questioni concrete, tanto concrete che fanno la vita di ciascuno di noi, siano trattate, come invece fa la destra che governa il paese, in maniera ideologica o semplicemente come oggetti da utilizzare nel tritacarne mass mediatico. Se staremo sul concreto, su quel concreto unifichiamo tutte le energie delle persone di buona volontà, che stanno prevalentemente a sinistra, ma non solo.  Quest'ultimo accenno forse merita una spiegazione: intorno al carcere ruota un mondo di volontariato silenzioso e prezioso, e si incontrano persone molto diverse e di molte diverse estrazioni. In una trasferta al carcere di Prato per fare un esame ad un detenuto, un volontario che si occupava del trasporto della commissione, amico dai tempi dell'Università, tentò, invero inutilmente, di illustrarmi le grandi doti politiche e morali dell'attuale Presidente del Consiglio, senza però convincermi. Lui però, dalla pratica concreta del carcere, si faceva convincere. Lo incontrai tempo dopo ad un dibattito per l'abolizione dell'ergastolo, e lui se ne era, da uomo di destra,  convinto.      
elisa · 54 visite · 0 commenti

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